Francesco Pungitore
Francesco Pungitore

sulla natura

Parliamo di natura, e con ciò intendiamo il rapporto tra l'uomo e il mondo. Un tema dibattuto in termini filosofici fin dai presocratici. Il documento più noto dell'antichità, sull'argomento, è il poema di Parmenide indicato, dai commentatori posteriori, con il titolo "Sulla natura" o "Intorno alla natura" a seconda delle traduzioni dal greco Περί Φύσεως, Perí Physeos. Ma la sua era principalmente una ricerca su scienza, conoscenza e opinione. Più in là nei secoli spicca con maggiore evidenza la concezione panteistica di Spinoza, secondo cui Dio è la natura e la natura è divina. Concetti rintracciabili anche nel pensiero di Giordano Bruno, lì dove emerge l'idea della natura divinizzata. Ma cosa abbiamo descritto fin qui? Semplici dissertazioni astratte riservate a pochi eletti o concretissimi modi di approcciarsi al mondo? Potere delle parole. Se nella natura vi è l'impronta stessa di Dio, quale atto più oltraggioso, blasfemo, vergognoso può compiere l'uomo se non quando sfregia e deturpa flora e fauna, specie animali e vegetali. Oggi come ieri la filosofia si deve interrogare sull'argomento, deve cercare di vederci chiaro. Non bisogna essere panteisti alla Spinoza per capire quanti e quali disastri sta provocando l'approccio moderno dell'uomo alla natura. Mari e fiumi avvelenati, caccia indiscriminata alle risorse energetiche. Il disastro è dietro l'angolo. E la filosofia, la filosofia pratica, quella che si immerge nella vita e nei problemi della vita, non può fare a meno di intervenire, innescando pensiero e riflessione anche lì dove la quotidianità ci spinge a far finta di niente, a non vedere. La filosofia non può negare di vedere quel che vede. Per questa nostra riflessione filosofica e pratica sulla natura attingiamo ai tanti documenti diffusi pubblicamente negli anni da una organizzazione attendibile e autorevole come Greenpeace, impegnata, su scala globale, nella denuncia dei gravi problemi ambientali che affliggono il pianeta. Con circa tre milioni di sostenitori in tutto il mondo, Greenpeace è uno dei più grandi movimenti ambientalisti attivi sul pianeta. La sua principale battaglia è tesa a favorire una rivoluzione energetica che aiuti ad affrontare il principale pericolo per il nostro pianeta: i cambiamenti climatici provocati dall'inquinamento di acqua, terra e aria. Come agisce? Con azioni dimostrative non violente e creative, bombe di pensiero per scuotere le coscienze. Ma perché occuparsi di un posto così lontano come l'Artico, penserà qualcuno? Perché prestare attenzione alle trivellazioni petrolifere così lontane da noi? La domanda giusta, in verità, è un'altra. Quanto ci metteremo a capire il rapporto di causa ed effetto che si innesca, su scala globale, come conseguenza di ogni azione sconsiderata dell'uomo? Facile, allora, fare l'attivista ambientalista? No, non proprio. Le azioni dimostrative, spesso, suscitano reazioni repressive durissime. Nonostante tutto, le attività di sensibilizzazione vanno avanti da anni. Sulla natura, Perí Physeos, scriveva Parmenide nel VI secolo avanti Cristo, per discernere il corretto modo di conoscere, distinguendo tra vera sapienza e semplice opinione mortale. Il nostro moderno Perí Physeos si basa, grazie a organizzazioni come Greenpeace, sulla vista. E cosa vediamo, filosoficamente, concretamente? Un mondo che rischia una pericolosa deriva e tanti uomini che preferiscono non vedere.

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