Francesco Pungitore
Francesco Pungitore

Mario Alcaro e il pensiero meridiano

L'espressione "pensiero meridiano" compare all'inizio degli anni Cinquanta quando il filosofo franco-algerino Albert Camus evoca, nel suo libro L'uomo in rivolta, un modo di pensare capace di sintonizzarsi con la particolare attitudine dell'antico spirito greco di porre al centro della propria riflessione il rapporto originario e profondo tra l'uomo e la natura. Il pensiero del meriggio - spiega con estrema chiarezza Francesco Lesce in un capitolo della Storia del pensiero filosofico in Calabria da Pitagora ai nostri giorni - è quello che custodisce il segreto della "misura" nell'intreccio armonico tra l'umano, il divino e il naturale. Camus oppone questo spirito mediterraneo, con i suoi richiami alla sacralità del mondo e della vita, al moderno nichilismo europeo di matrice nord occidentale. L'intento di Camus non è, però, quello di una semplice contrapposizione filosofica tra Europa e Mediterraneo, quanto, piuttosto, quello di ricondurre la prima alle sue origini. La rinascita del pensiero meridiano si lega, alla metà degli anni Novanta del secolo scorso, proprio a questo riferimento Mediterraneo come antidoto alle laceranti contraddizioni che segnano il nostro tempo. Intellettuali come Mario Alcaro, Franco Cassano, Franco Piperno, Piero Bevilacqua, riaprono la discussione sulle antiche forme della civiltà mediterranea, aprendo la strada ad una più generale riflessione sul Mezzogiorno d'Italia nell'ambito delle vicende contemporanee. La via meridiana immagina un Sud che pensa se stesso, che si pensa da sé rovesciando in positivo i suoi valori identitari, comunitari, i suoi saperi, il suo ethos. Fra i protagonisti della rinascita del pensiero meridiano è stato soprattutto il filosofo catanzarese Mario Alcaro, morto a Cosenza nel 2012 all'età di 71 anni, a sviluppare il naturalismo di Camus. Nel discorso di Alcaro, l'idea della cultura mediterranea come antidoto al nichilismo dell'uomo occidentale viene ripresa, essenzialmente, su due livelli. Il primo livello è una esigenza di carattere filosofico: giungere alla radice delle distorsioni che che si sono prodotte nel rapporto uomo-mondo. Il secondo livello riattualizza l'eredità del naturalismo mediterraneo in chiave bio-politica e ambientalista, per sottolineare la necessità di porre un argine al disastro ecologico del pianeta e di ripensare più a fondo una "politica della vita". La rinascita del pensiero meridiano è databile intorno al 1996, anno che coincide con la pubblicazione del libro di Franco Cassano Il pensiero meridiano e con la prima uscita della rivista "Ora Locale", della quale Alcaro fu tra i protagonisti. Ma già nel 1987 alcune riflessioni innovative sul tema della questione meridionale erano apparse grazie alla rivista "Meridiana", organo dell'Istituto meridionale di scienze sociali (Imes). Questa nuova stagione di studi sul Meridione ha degli obiettivi ben precisi: dare vita a un nuovo pensiero del Sud, confutare stereotipi e pregiudizi, riscoprire in positivo i valori del patrimonio meridionale e mediterraneo, reagire ai processi di omologazione che accompagnano la globalizzazione del mondo, in termini quasi coloniali, contrapponendo a essi la rivitalizzazione delle culture locali, la riscoperta e la reinvenzione delle radici storiche e delle identità collettive. Ciò significa dire basta al paradigma emulativo che ha condotto il Sud a una rincorsa affannosa verso il modello industriale del Nord, condannandolo ad una inevitabile e perenne condizione di subalternità. Il Sud può, invece, pensarsi secondo un altro orizzonte, diverso dal pensiero unico dell'economia totale. Può pensarsi, ad esempio, secondo un punto di vista ecologico, il che implica un buon utilizzo delle risorse naturali, la tutela della qualità dell'ambiente, ma anche la riscoperta delle appartenenze, della solidarietà, dei legami sociali, dell'accoglienza. Insomma, un ripensamento in positivo dei legami comunitari di tipica impronta mediterranea. Nel recupero del locale e dell'identità dei luoghi c'è la strada per un modello alternativo di pensiero. Una risposta identitaria all'incedere omologante della globalizzazione. Identità e memoria, insieme, infrangono la pura simmetria dialettica locale-globale, superandola in una prospettiva di autonomia del locale in una dimensione globale. Pensiero meridiano non significa, cioè, chiusura localistica, né nostalgia agreste. Riconoscere la propria specificità implica, al contrario, una scelta ben precisa: praticare un progetto di unificazione dell'umanità basato su una coesistenza democraticamente fondata, e non sulle forzature del profitto economico e del dominio distruttivo dei mercati. (02.07.2014)

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