Francesco Pungitore
Francesco Pungitore

sulla pace

E' la notizia di questi giorni. Il Santo Padre digiuna e prega per la pace. Papa Francesco invoca la pace, un dono troppo prezioso, che deve essere promosso e tutelato. E lo fa calandosi nella realtà concreta delle emergenze che investono il pianeta: a partire dalla Siria, innanzitutto. Lo fa chiamando i potenti della Terra alle loro responsabilità. Non una generica pace nel mondo, dunque. Non un pacifismo astratto rivestito di retorica, ma una azione concreta per aprire una nuova visione del futuro, nell'era della globalizzazione. Filosoficamente ci chiediamo: la pace è solo assenza di guerra? Oppure, la pace è una virtù e, dunque, una delle azioni spirituali più alte dell'uomo? Ma quanti e quali sforzi richiede, quotidianamente, individualmente e collettivamente, la costruzione di famiglie, società, nazioni, fondate sulla pace? Sicuramente, la pace è uno dei "possibili" dell'umanità. Ma lo è anche il suo opposto, la guerra. La scelta è sempre aperta. Lo è anche in Siria, lì dove il confine tra conflitto locale e guerra mondiale appare fin troppo labile ed equivoco. Sarà il teatro mediorientale il punto zero di questo nuovo millennio? Capiremo forse lì quale destino stiamo disegnando per noi e per i nostri figli? Per adesso ciò che sembra emergere è un vortice di interessi: petrolio e desideri mai sopiti di potenza militare, ma anche volontà di supremazia religiosa. Il confine tra guerra e pace si gioca tutto sul lato delle debolezze umane. 

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